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Autore Topic: NEVER SAY DIE (1978)  (Letto 1646 volte)
Sigfrido
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« il: Dicembre 17, 2007, 18:32:08 »

                                    


Never Say Die è l'ultimo studio album dei Sabbath con la formazione originale, e rappresenta il giusto epilogo artistico per una band che ha segnato tappe importanti nell'evoluzione dell'hard & heavy e per la nascita stessa del heavy metal.
E' curioso notare che nonostante la scarsa coesione interna,dovuta a problemi di vario tipo, la band riesca lo stesso a sfornare un buon lavoro.
Onestamente non vedo in questo album tutta quella banalità musicale che molti (soprattutto metallari) gli attribuiscono,anzi, l'album presenta  spunti di notevole interesse, accanto ad altri magari espressi male.
Certo, se consideriamo che la band è la stessa che ha sformato Paranoid, beh, è innegabile che la cosa possa lasciare alquanto spiazzati.
La grandezza di questa band sta anche in questo, nel non rimanere ancorata ad una forma musicale standard, sebbene i Sabbath vengano ricordati soprattutto per i suoni cupi e pesanti che hanno fatto scuola.
Never Say Die chiude la fase sperimentale iniziata nel 1972 con il fortunatissimo  Vol.4.
E' un album molto curato negli arrangiamenti, alcuni dei quali davvero azzeccati, motivo per il quale
l'album  suona  oggi molto fresco e per niente datato.
Apre il disco la title track, Never Say Die, pezzo veloce e diretto con vari inserimenti acustici al suo interno, che ne fanno apprezzare l'ottimo l'arrangiamento.
Segue Johnny Blade, brano dominato dai sintetizzatori, ma con un riff assai intrigante di Iommi.
Junior's Eyes è un trascinante hard nel cui testo Ozzy parla del padre recentemente scomparso.
A Hard Road con il suo incidere è uno dei pezzi forti dell'album, sebbene il cantato di Ozzy non sia particolarmente brillante.
Ottima traccia è anche Shock Wave,superba nelle sue progressioni, che richiama  in parte il vecchio sound.
Grande prova, come sempre, di Tony Iommi.
Air Dance, il brano meno sabbathiano in assoluto, è il vero capolavoro del disco: un melodico riff,seguito dal piano, ci conduce nel mezzo del brano dove si alternano parti prog e momenti "jazzati".
Over to you è costruito su una base blues e si caratterizza per una certo andamento danzereccio.
I fiati fanno capolino in Breakout,brano strumentale ancora all'insegna di momenti jazz.
Chiude il disco Swinging The Chain ,brano con forti tinte blues cantato da Bill Ward.
la band durante il tour che segue la pubblicazione di questo disco (da cui verrà tratto anche un video)avrà come supporter i giovanissimi Van Halen.
La successiva dipartita di Ozzy sancisce di fatto la fine della formazione storica.
Una band che però, di lì a qualche anno, sarebbe letteralmente risorta con l'arrivo di Ronnie James Dio!

Ma questa è un'altra storia
  
« Ultima modifica: Febbraio 16, 2010, 20:14:06 da Sigfrido » Loggato

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« Risposta #1 il: Dicembre 17, 2007, 18:59:55 »

Allora, innanzitutto questo è stato l'album più coraggioso dei Sabs, veniva da un momento delicato (le incazzature di Ozzy con il resto della band, ecc.) però anche qui, come in "Technical Ecstasy" i Sabbath sono andati oltre, hanno sconfinato, hanno completamente stravolto il loro sound, non più cupo e doom come i primi 3 lavori, ma mooooolto più solare e fantasioso (insomma, continua la scia di "Technical Ecstasy", scia iniziata con il capolavoro "Sabbath Bloody Sabbath"). In tutto questo c'è chi ci vede un tradimento e quindi scarta il disco a priori e chi invece (come me) ci vede un qualcosa di molto innovativo nel loro sound, una scelta coraggiosissima che ha dei pro e dei contro. Indubbiamente dei contro ha la prolissità di alcuni pezzi (se "Johnny Blade" e "Junior's Eyes" sarebbero durate di meno sicuramente oggi staremmo a parlare di grandi pezzi, invece per me sono solo pezzi molto belli ma niente di più....) mente di pro ci sono alcune idee nient'altro che malvagie, anzi.....
Già la title track è una buonissima song, da "Top Of The Pops" (e chi ha visto il video sa cosa voglio dire) mentre "A Hard Road" è veramente un grandissima song (bellissimi i cori di Iommi e Ward sul finire del pezzo). "Shock Wave" è un'altra grande song, mentre “Air Dance” è un altro capolavoro del disco. Inizia con un bellissimo riff (solare e allegro), per poi sfociare in un suono di piano dannatamente dolce ed evocativo, SOGNANTE! "Over To You" è anche una buonissima song, niente da dire, mentre anche "Breakout" è una bellissima canzone, uno strumentale molto bello, con l'inserimento di sax (e questa è stata una grandissima scelta, checchè ne abbia detto Ozzy stesso), una canzone MOOOOLTO sperimentale (quasi Jazz, appunto) che in un disco come questo ci va a braccetto (stiamo parlando di un disco coraggioso, pieno di innovazioni, no?). Poi c’è "Swinging The Chain", che a mio avviso è la canzone più brutta mai composta dai Sabbath del primo periodo (inutile e senza senso, potevano anche evitarla). Bèh, se ci si avvicina a questo disco avendo in mente "Paranoid" o "Master Of Reality" allora il risultato sarà la delusione che ha colpito un pò tutti.. Chi invece ci si avvicina tenendo bene in mente già le svolte stilistiche del sound dei Sabbath avute inizio in "Sabbath Bloody Sabbath" e continuate su "Sabotage" e "Technical Ecstasy", e quindi capendo dove volevano andare Iommi e compagni, allora ci si accorgerà che "Never Say Die!" è tutt'altro che un brutto disco, anzi, a parere del sottoscritto rappresenta una degna chiusura del primo capitolo della band.
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Denis89
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« Risposta #2 il: Febbraio 21, 2008, 18:49:09 »

Sono quasi del tutto d'accordo con la recensione.
Anche per me Never Say die è tutto tranne un brutto disco.
Diciamoci la verità..non è paragonabile ai vari volume 4 , sabbath bloody sabbath, ma ha delle perle davvero notevoli.
La title track è ottima e scorre via piacevolmente, johnny blade pure, con dei riff davvero azzeccati, juniors eyes mette in luce ancora una volta le qualita di geezer butler, e Iommi ci regala un'assolo ben fatto a metà canzone.Shock wave è buona, mentre i pezzi che mi sono piaciuti di meno sono Hard road e il pezzo strumentale.
Swinning the chain è piacevole, è il finale è da applausi con uno dei migliori riff del disco!Poi Air dance è veramente emozionante.Sicuramente la canzone più originale del disco. ascoltando questa canzone,certe volte mi smebra di ascoltare alcune somiglianze con la musica di pat metheny..
Un buon album senza ombra di dubbio!
« Ultima modifica: Febbraio 21, 2008, 18:54:56 da Denis89 » Loggato
Denis089
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« Risposta #3 il: Novembre 27, 2009, 17:39:36 »

Me lo sono ascoltato di nuovo l'altro ieri!
Continuo a non capire cos' abbia di brutto questo disco!
Le prime tre traccie sono un tris formidabile,con una johhny blade che sembra crescere man mano che la si ascolti.Air DAnce è raffinatissima ,arrangiata a regola d'arte,over to you e molto rilassante ed ha una bella melodia,swinning the chain contiene uno dei riff migliori del disco.Forse un calo si ha con hard road(un pò prolissa) e con shock wawe(la seconda parte soprattutto)ma si tratta sicuramente di un bel disco!
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Sigfrido
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« Risposta #4 il: Novembre 27, 2009, 19:59:05 »

Hai ragione Denis!
Questo è un disco che, al pari del suo predecessore, verrà sicuramente rivalutato!
Uno dei gioielli nascosti di questa straordinaria band! Smiley

Riporto di seguito una bellissima recensione trovata sul web

Leggero come una piuma
Never Say Die! è l'album più leggero dei Black Sabbath, in assoluto. La sua essenza è ben catturata dal concept del veivolo, sviluppato nell'artwork. Due piloti in copertina, progetti aerospaziali all'interno. è l'aria che diventa musica. Qualcuno prima d'allora poteva mai immaginare i Black Sabbath a suonare come suonerebbe l'aria? Beh nel 1978 la band che inventò tutto (o quasi) inventa una versione dell'HARD rock il più leggero possibile, contaminato dall'elettronica, da innesti di piano e fiati, l'idea era quella di fare una musica che prendesse il volo. Non un album poppeggiante o lento, al contrario! Un album di canzoni energiche ancorchè leggere, così energiche che possono prendere il volo, verso chissà quali lidi, sicuramente lontano dalle origini del gruppo, lontanissimo dal suono torbido dei primi album, ma non ancora nel tunnel metallico che verrà dopo. Questo è un episodio assolutamente unico, l'ultimo con Ozzy, rientrato nella band dopo la morte del padre, al quale dedicherà Junior's Eyes, cambiandone il testo, originariamente cantato in una trasmissione della BBC da Dave Walker (Savoy Brown, Fleetwood Mac), che fu scelto come cantante dei Sabbath dopo il primo abbandono di Ozzy, e che quindi nelle sessions dell'album aveva già cantato diversi pezzi, che ora verranno quasi tutti ricantati da Ozzy, salvo il brano conclusivo dell'album (che lui si rifiuterà di cantare) che ora noi ricordiamo con la voce del batterista Bill Ward.

Uno shock per i fan
Se il rock radiofonico di Technical Ecstasy è decisamente troppo per i fan dei Black Sabbath, il troppo non è mai troppo per quanto riguarda Never Say Die!, considerato solitamente come tra i peggiori passi falsi di tutta la carriera dei Black Sabbath e il peggiore con Ozzy. Naturalmente non è così, anzi, fossero tutti come questo i passi falsi! Di certo non fu una scelta semplice quella di fare un album jazzy, perchè innanzitutto non erano anni in cui queste cose andavano per la maggiore, anzi, la moda del jazz rock era già in soffitta, il movimento era incominciato dieci anni prima, con i primi esperimenti sul caso fatti da Miles Davis, ed era andato via via ritirandosi dalla grande contaminazione anche in classifica, confinandosi in fenomeni sempre più di nicchia o risolvendosi in semplice musica da veloce intrattenimento. I Black Sabbath, alla faccia del fenomeno di costume passato alla storia come movimento punk, addirittura complicano le cose e riprendono la ricerca lasciata con Sabbath Bloody Sabbath. Avrebbero potuto fare un album più grezzo e semplice per rincorrere i gusti del mercato, e invece fanno un disco raffinato, per quanto raffinato possa essere un album dei Black Sabbath, e soprattutto un album di ricerca tecnica, come emerge nello sforzo di Tony Iommi di evolvere il suo stile, attingendo dal jazz, attingendo dai chitarristi prog, ed elaborando una sua sintesi molto personale, che poi è la mediazione tra musica tosta e ignorante e musica d'impegno tecnico che è il compromesso che sta alla base della nascita dell'heavy metal, come metallica è Shock Wave, canzone figlia di questa ricerca di Iommi, che infatti si lancia in un assolo bellissimo, tra i suoi migliori. Ancora meglio fa in Air Dance, un brano praticamente jazz rock (o fusion come si dirà dopo), in cui Ozzy si sente esageratamente fuori luogo, la sua voce è anche di troppo in un pezzo dove le linee melodiche sono già ben sviluppate da quell'intenso e caparbio scambio di assoli tra tastiera (che vedremo ricoprire un ruolo fondamentale nel disco) e chitarra, ora elettrica, ora acustica, ora contenuta o arpeggiata, ora devastante e pronta a prendere pieghe imprevedibili, percorrendo strade mai battute fin ora da band HARD rock, facendo uno sforzo di inserire questa musica di fusione in un contesto duro e pesante che non è facile da inacidire e deviare in questo modo, se non a costo di tirarsi addosso tutta la critica dei fan più oltranzisti, che (e sarebbe paradossale) poi però magari apprezzano l'esperienza dei Cynic, di quindici anni dopo, e non colgono la potenza della suggestione della fusione tra pianista classico(e che suona come tale) e band HARD rock in Over To You, dove tra riff pienamente sabbathiani e la linea a la Chick Corea & Return To Forever di piano e basso corre un abisso, un abisso di fascino.

Tra memoria e ricerca
Never Say Die è allo stesso tempo sulla scia del facile ascolto del precedente Technical Ecstasy e la prova è nell'hard rock in versione leggera come nella posata A Hard Road, o nella più swing n roll Never Say Die, agile e leggero brano d'apertura, che mostra sin da subito il loro approccio più morbido ai brani più movimentati, Iommi, distorto e caciarone fa da pulvisolo atmosferico e la sezione ritmica, sempre brillantissima nel disco, fa da motore per questa grande aeronave che si regge sulle ritmiche possenti e molto dinamiche di Butler e Ward.
Johnny Blade è impreziosita dalla presenza di Don Airey suona le tastiere, fondamentale e addirittura necessario a questo nuovo modo di suonare dei Black Sabbath, che integrano al meglio il loro rock molto melodico all'elettronica dei synth, qua usati molto più consapevolmente che in passato, proprio per rimarcare quell'aspirazione aeriforme di questa nuova incarnazione del gruppo. Il brano si regge su una bellissima ossatura tra batteria di Ward, qua molto ispirato al jazz, come nei primi due album, e il sintetizzatore di Don Airey, che fanno insieme una bomba allo stesso tempo molto orecchiabile e quasi futuristica, molto diversa da quanto fanno fin ora dai Black Sabbath, in parte un degno seguito di Sabbath Bloody Sabbath. Don Airey è grandioso quando escogita intarsi di solismi di pianoforte nell'unico lento, tra l'altro atipico, dell'album, Over To You. Ugualmente jazzy è Junior's Eyes, dove emerge un grandissimo Butler, e un Tony Iommi molto sottile e atmosferico, molto più agile e meno ingombrante che in passato, qua non fa da corpo massiccio della canzone, ma da abbellimento e da elemento di raffinazione, pur nella pesantezza dei suoi assoli, che non tardano ad arrivare, più leziosi e aggrovigliati che nei primi album, e a propagare le loro onde affascinanti sul rimbombo dello straordinario giro di basso di Butler, fino al bellissimo finale dove tutto si appiana in una sorta di trionfo paradisiaco, a sottolineare l'idea di ascensione e passaggio attraverso il cielo. L'elemento dell'aria , come vedete, ritorna sempre, anche quando a bucare l'aria è una persona che, come un lampo, fugge via, e lascia per sempre questo mondo.
Un album malinconico: il tema della perdita di una persona cara è parallelo e complementare alla perdita di se stessi, come la ballerina della tenera Air Dance, ormai solo un ricordo lontano nei pensieri di una anziana signora, che però ancora balla nell'aria, nell'immaginiazione. Leggiadra, nell'aria, è la chitarra di Iommi a fare cose meravigliose e suggerire visioni eleganti all'ascoltatore, come una danzatrice, sulle code della chitarra. E si riscopre il valore della memoria e degli affetti. Poi c'è la frustrazione dell'uomo moderno nell'allegoria del killer di Johnny Blade; chi è la vittima e chi il carnefice? E allora torna il tema dell'emarginazione, torna il tema della violenza e dell'origine dei mali sociali, anche con una velata critica alla criminologia liberale. Non sono più le tinte gravi e truci dei primi Sabbath a dominare i testi, ma metafore più sottili, come questa "Life becomes the singer and the song, sing along", ma il messaggio non è solo di sconsolata malinconia, ma pure un inno alla vita e alla voglia di riprendersi, come dice la title track. Quasi che ora la contrapposizione con l'idea della prossimità alla morte sia un modo per celebrare la vita, sia guardando al futuro, sia rielaborando la memoria.

Una sezione di fiati per i Black Sabbath
Un chiaro rifacimento di Miles Davis sembra invece Breakout, dove troviamo una sezione di fiati la cui parte è arrangiata da Will Malone, un perfetto stacchetto di quasi tre minuti che confermano la visione jazzistica di quest'album, seppur sempre legato a un concetto molto oscuro della musica, e infatti questo pezzo fa solo da intro alla cattiva Swinging The Chain, cantata e suonata da Ward, e con uno Iommi che gioca a fare l'americano, e per giunta sudista, e irrompe in un devastante scambio tra cavalcate elettriche di chitarra da infarto e risposte di tromba, tutto perfettamente incastonato in una grandissima prestazione alla voce del batterista, che si conferma un ottimo cantante, buon interprete di questi Black Sabbath, che cono un buon riassunto di un decennio che volgeva a termine (e che loro nel 1969 avevano già battezzato col fuoco), tra brevi richiami alle loro origini, richiami al blues, richiami al progressive e al jazz rock, tutto il rock degli anni settanta, o quasi, tra scantinato e successoni da classifica, in soli nove brani, che sono sia una celebrazione della grandezza del decennio, sia un modo per coglierne le contraddizioni, la varietà e l'infinita ispirazione che ha saputo dare e che ancora darà a noi tutti.

Ozzy lascia i Black Sabbath, definitivamente, gli anni settanta sono veramente finiti.

ecco il link = http://rockedintorni.blogspot.com/2009/04/black-sabbath-never-say-die-1978.html
« Ultima modifica: Novembre 28, 2009, 11:54:46 da Sigfrido » Loggato

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Daniele85
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« Risposta #5 il: Dicembre 30, 2009, 12:55:12 »

Girovando per il sito truemetal.it ho trovato questo interessante commento per questo disco recensito da Sig:

"Inviato da sigfrido76it
Il mio giudizio: 90  
Questo disco è un "piccolo gioiello"nascosto nella (validissima)discografia dei Sabbath!
Vorrei sottolineare una cosa:i Led Zeppelin (band fondamentalmente hard/blues)sperimentano soluzioni nuove in ogni loro album,i quali sono tutti (o quasi)capolavori mentre i Sabbath di Technical Ecstacy e per l'appunto Never Say Die vengono denigrati in modo così odioso!
L'album in questione contiene autentiche perle come "Air Dance" ,"Johnny Blade" e appunto la title track!
"




Inviato da Sigfrido 76itHuh? E' il Sigfrido che noi tutti conosciamo? Azn Roll Eyes
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Sigfrido
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« Risposta #6 il: Dicembre 30, 2009, 13:16:57 »

Il commento è mio, e risale a molto tempo fa!
Ovviamente il mio giudizio sul Dirigibile è un tantino mutato negli anni! Azn
Su Never Say Die no!
Gran disco era e gran disco rimane! Smiley
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« Risposta #7 il: Dicembre 30, 2009, 17:44:55 »

Il commento è mio, e risale a molto tempo fa!
Ovviamente il mio giudizio sul Dirigibile è un tantino mutato negli anni! Azn
Su Never Say Die no!
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« Risposta #8 il: Gennaio 31, 2010, 02:38:52 »

Ho riascoltato questo album, e l'ho lievemente rivalutato. Ascoltandolo oggi, non l'ho trovato poi così brutto come ricordavo. Fino a ieri pensavo che quest'album e Forbidden fossero i due "disastri" dei Sabbath, benché abbia sempre riconosciuto che in Never Say Die fosse più il troppo ardimento nel voler osare con le sperimentazioni ad aver portato i nostri fuori strada. Il mio giudizio è rimasto immutato per Forbidden, ma devo ammettere che in NSD ci sono degli spunti pregevoli, e che brani come la title-track, Johnny Blade (la cui unica pecca per me è essere un po' troppo lunga), Shock Wave (però l'assolo non mi convince) e Air Dance, sono tutto sommato abbastanza piacevoli, anche se non mi regalano forti emozioni. Credo che alla base del mio odio verso certi brani ci sia la voce di Ozzy, a tratti davvero "fastidiosa". Tuttavia, ascoltando quest'album mi accorgo di un segnale inquietante: a differenza dei precedenti dischi della band (tranne per Am I Going Insane e un paio di brani da Technical..), il cui ascolto è sempre per me fonte di grande piacere ed emozione, per arrivare in fondo a NSD devo "farmi forza", in un certo senso "assegnarmelo come compito", altrimenti la tentazione di saltare la maggior parte del disco per ascoltare solo due/tre brani è forte.
Quindi, diciamo che l'album nel suo complesso guadagna una sufficienza, però non è il genere d'ascolto che preferisco.
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« Risposta #9 il: Gennaio 31, 2010, 12:34:11 »

Bravo Nesci!
All'epoca, per realizzare un album del genere la band ebbe molto coraggio, ma credo che alla fine i lati positivi siano maggiori di quelli negativi, tenendo conto del pessimo stato in cui si trovavano i membri  della band (soprattutto Ozzy e Bill, totalmente schiavi dell'alcool).
Never Say Die non cade dalle nuvole, il sound è la naturale evoluzione dei dischi precedenti.
Lo so, risulta difficile accostarlo ai primi dischi, e in generale ai brani che hanno reso famosa la band, però è un disco che in alcuni momenti si lascia ascoltare piacevolmente. Smiley

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« Risposta #10 il: Gennaio 31, 2010, 12:39:39 »

Ma solo a me l'apertura della title track sembra avere praticamente gli stessi accordi di "The Boys Are Back In Town" dei Thin Lizzy?

<a href="http://www.youtube.com/watch?v=urLa7y50reE" target="_blank">http://www.youtube.com/watch?v=urLa7y50reE</a>

<a href="http://www.youtube.com/watch?v=ham6vFy8v2I" target="_blank">http://www.youtube.com/watch?v=ham6vFy8v2I</a>

Solo quegli accordi in apertura eh, provate a sentire di filla i primi 20 secondi di ogni canzone.
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« Risposta #11 il: Gennaio 31, 2010, 12:44:11 »

Saranno pure gli stessi accordi, ma i due brani sono completamente diversi! Smiley
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« Risposta #12 il: Gennaio 31, 2010, 12:51:44 »

Sì assolutamente, però essendo messi proprio all'inizio del brano, quando ho sentito per la prima volta "Never Say Die" pensavo fosse una versione velocizzata (quasi punk) di "The Boys Are Back In Town"!!!
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« Risposta #13 il: Gennaio 31, 2010, 12:58:19 »

Sì assolutamente, però essendo messi proprio all'inizio del brano, quando ho sentito per la prima volta "Never Say Die" pensavo fosse una versione velocizzata (quasi punk) di "The Boys Are Back In Town"!!!

Hai fatto una giusta osservazione riguardo il punk, il quale, come tutti sappiamo esplose tra il 76 e il 77.
Quelle sonorità possono aver influenzato Iommi per la realizzazione di quel riff. Smiley
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« Risposta #14 il: Gennaio 31, 2010, 13:02:37 »

Eh in effetti una delle cose che più apprezzo della title track è il senso d'urgenza che trasmette!

Il resto del disco me lo ricordo pochissimo (ricordo solo un vago senso di "non capisco cosa ci sia di sbagliato, ma non mi sta restando in testa nulla"!), oggi me lo riascolto. Quando l'ho comprato avevo già un forte pregiudizio...  devo riascoltarlo facendo tabula rasa Cheesy
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