Dopo Ozzy Osbourne e Ronnie James Dio, Tony Martin è stato il terzo vocalist significativo nella ormai quarantennale storia dei Black Sabbath, e quello che, dopo il Madman, è rimasto più a lungo nella band (in totale circa 7 anni).
Singer dotato di notevole estensione vocale, con tonalità che ricordano a tratti quelle di Ronnie James Dio, Martin ha contribuito enormemente, nella seconda metà degli anni 80’, alla rinascita non tanto artistica ma commerciale della band di Tony Iommi.
La sua voce “calda”, ma al tempo stesso acuta e potente, ha forgiato capolavori epocali come “The Eternal Idol”,“Headless Cross” e “Tyr”, album additati a buon diritto tra i migliori del gruppo.
Tony Martin, che nasce a Birminghan il 19 aprile del 1957, si segnala presto per le sue doti canore e, fatto che viene spesso trascurato, per le sue doti di polistrumentista (ha dichiarato di suonare basso, chitarra, batteria, zampogna, tastiera e cornamusa).
La prima band significativa in cui milita sono gli Orion, ma acquisisce notorietà soprattutto con i “The Alliance” (una band di rock melodico con la quale tuttavia non inciderà nulla su disco).
Ed è proprio dai "The Alliance" che Martin prende il volo (è il caso di dire) verso i Black Sabbath, i quali si trovano in una delle fasi più difficili della loro carriera ( della band originaria è rimasto il solo Iommi).
Martin entra nei Sabbath nel 1987 e lo stesso anno vede la luce “The Eternal Idol”: un disco che riprende le atmosfere epiche dei primi anni 80’ con una maggiore propensione melodica, merito soprattutto della grandissima prova di del nuovo singer.
Due anni dopo vede la luce “Headless Cross”, altro caposaldo della discografia del gruppo, mentre nel 1990 viene pubblicato “Tyr”, un album con coniuga in se i suoni oscuri tipici della band e un certo interesse per la mitologia norrena (es. “Odin’s Court” e “Valhalla”).
I Sabbath sembrano aver ripreso a macinare grande musica ma una certa instabilità interna porta al rientro in formazione di Ronnie James Dio con conseguente fuoriuscita di Martin, quest’ultimo non si da per vinto e lo stesso anno che Iommi e soci rilasciano “Dehumanizer”(1992) egli pubblica il significativo“Back Where I Belong”, che lo vede circondarsi di molti musicisti: spiccano soprattutto Geoff Nicholls, Neil Murray e Brian May.
“Back Where I Belong” vede la presenza nella tracklist della cover dei Sabbath (inclusa in “Tyr”) “Jerusalem”.
Il 1993 vede la partecipazione di Martin al disco “Evolution”del compositore e chitarrista serbo Misha Calvin e la pubblicazione di “The Talisman” (originariamente registrato nel 1988) dei Forcefield II di Ray Fenwick e Cozy Powell (compagno di Martin nei Sabbath)
Nuovi dissapori tra i Sabbath e Dio portano quest’ultimo (seguito da Appice) ad abbandonare il gruppo.
Iommi richiama TonyMartin e come nuovo batterista viene ingaggiato Bobby Rondinelli che va a sostituire Vinnie Appice.
Questa nuova line up realizza l’ottimo “Cross Purposes”: un disco caratterizzato da una più che buona prestazione di Martin sebbene sia avvertibile nella sua voce un leggero calo rispetto ai precedenti lavori.
Nel 1995 vede la luce “Cross Purposes Live”, un lavoro discreto ma penalizzato da una prestazione di Martin non all’altezza, complice la sindrome influenzale che aveva, in quei giorni, colpito il cantante.
A seguire, sempre nel 1995, “Forbidden”, ultimo lavoro in studio.
"Forbidden" si segnala per essere il peggior disco della storia dei Sabbath, non tanto per le canzoni,alcune pure discrete, quanto per la prestazione di tutti i membri del gruppo; Tony Martin in questo disco è una lontanissima e pallida copia di quello che fu nella seconda metà degli anni 80’.
Questo disco segna l’epilogo dell’esperienza di Martin nei Sabbath ma, da quest’esperienza, il singer saprà trarre grande insegnamento per il prosieguo della carriera.
Forte dell’esperienza maturata nei Sabbath Martin si tuffa in una miriade di progetti e collaborazioni.
La prima importante collaborazione, successiva alla fuoriuscita dai Sabbath, è con il chitarrista italiano Dario Mollo per il progetto The Cage (“The Cage” del 1999 e “The Cage II” del 2002) seguita da quella con Aldo Giuntini (“Giuntini Project II” e Giuntini Project III”)e successivamente con Empire, Phenomena e con la band di Bobby Rondinelli per lo stupendo “Our Cross Our Sins” (2002).
Nel 2005 vede la luce il secondo album solista intitolato “Scream” nel quale Martin viene accompagnato dal chitarrista Pedro Howse, dal tastierista John Taylor e (soprattutto) dal batterista Cozy Powell.
Per il 2009 è atteso “Book Of Shadows”,il terzo lavoro solista, e una collaborazione con gli storici Black Widow.
Singer dotato di notevole estensione vocale, con tonalità che ricordano a tratti quelle di Ronnie James Dio, Martin ha contribuito enormemente, nella seconda metà degli anni 80’, alla rinascita non tanto artistica ma commerciale della band di Tony Iommi.
La sua voce “calda”, ma al tempo stesso acuta e potente, ha forgiato capolavori epocali come “The Eternal Idol”,“Headless Cross” e “Tyr”, album additati a buon diritto tra i migliori del gruppo.
Tony Martin, che nasce a Birminghan il 19 aprile del 1957, si segnala presto per le sue doti canore e, fatto che viene spesso trascurato, per le sue doti di polistrumentista (ha dichiarato di suonare basso, chitarra, batteria, zampogna, tastiera e cornamusa).
La prima band significativa in cui milita sono gli Orion, ma acquisisce notorietà soprattutto con i “The Alliance” (una band di rock melodico con la quale tuttavia non inciderà nulla su disco).
Ed è proprio dai "The Alliance" che Martin prende il volo (è il caso di dire) verso i Black Sabbath, i quali si trovano in una delle fasi più difficili della loro carriera ( della band originaria è rimasto il solo Iommi).
Martin entra nei Sabbath nel 1987 e lo stesso anno vede la luce “The Eternal Idol”: un disco che riprende le atmosfere epiche dei primi anni 80’ con una maggiore propensione melodica, merito soprattutto della grandissima prova di del nuovo singer.
Due anni dopo vede la luce “Headless Cross”, altro caposaldo della discografia del gruppo, mentre nel 1990 viene pubblicato “Tyr”, un album con coniuga in se i suoni oscuri tipici della band e un certo interesse per la mitologia norrena (es. “Odin’s Court” e “Valhalla”).
I Sabbath sembrano aver ripreso a macinare grande musica ma una certa instabilità interna porta al rientro in formazione di Ronnie James Dio con conseguente fuoriuscita di Martin, quest’ultimo non si da per vinto e lo stesso anno che Iommi e soci rilasciano “Dehumanizer”(1992) egli pubblica il significativo“Back Where I Belong”, che lo vede circondarsi di molti musicisti: spiccano soprattutto Geoff Nicholls, Neil Murray e Brian May.
“Back Where I Belong” vede la presenza nella tracklist della cover dei Sabbath (inclusa in “Tyr”) “Jerusalem”.
Il 1993 vede la partecipazione di Martin al disco “Evolution”del compositore e chitarrista serbo Misha Calvin e la pubblicazione di “The Talisman” (originariamente registrato nel 1988) dei Forcefield II di Ray Fenwick e Cozy Powell (compagno di Martin nei Sabbath)
Nuovi dissapori tra i Sabbath e Dio portano quest’ultimo (seguito da Appice) ad abbandonare il gruppo.
Iommi richiama TonyMartin e come nuovo batterista viene ingaggiato Bobby Rondinelli che va a sostituire Vinnie Appice.
Questa nuova line up realizza l’ottimo “Cross Purposes”: un disco caratterizzato da una più che buona prestazione di Martin sebbene sia avvertibile nella sua voce un leggero calo rispetto ai precedenti lavori.
Nel 1995 vede la luce “Cross Purposes Live”, un lavoro discreto ma penalizzato da una prestazione di Martin non all’altezza, complice la sindrome influenzale che aveva, in quei giorni, colpito il cantante.
A seguire, sempre nel 1995, “Forbidden”, ultimo lavoro in studio.
"Forbidden" si segnala per essere il peggior disco della storia dei Sabbath, non tanto per le canzoni,alcune pure discrete, quanto per la prestazione di tutti i membri del gruppo; Tony Martin in questo disco è una lontanissima e pallida copia di quello che fu nella seconda metà degli anni 80’.
Questo disco segna l’epilogo dell’esperienza di Martin nei Sabbath ma, da quest’esperienza, il singer saprà trarre grande insegnamento per il prosieguo della carriera.
Forte dell’esperienza maturata nei Sabbath Martin si tuffa in una miriade di progetti e collaborazioni.
La prima importante collaborazione, successiva alla fuoriuscita dai Sabbath, è con il chitarrista italiano Dario Mollo per il progetto The Cage (“The Cage” del 1999 e “The Cage II” del 2002) seguita da quella con Aldo Giuntini (“Giuntini Project II” e Giuntini Project III”)e successivamente con Empire, Phenomena e con la band di Bobby Rondinelli per lo stupendo “Our Cross Our Sins” (2002).
Nel 2005 vede la luce il secondo album solista intitolato “Scream” nel quale Martin viene accompagnato dal chitarrista Pedro Howse, dal tastierista John Taylor e (soprattutto) dal batterista Cozy Powell.
Per il 2009 è atteso “Book Of Shadows”,il terzo lavoro solista, e una collaborazione con gli storici Black Widow.
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Commenti (2)
nicola
ha scritto:
| tony martyn è e rimarra probabilmente una delle voci piu bellie insieme a quella di ronnie jame dio e altri nell'olimpo metal. |
daniele
ha scritto:
| Bellissima biografia che ripercorre perfettamente tutte le tappe della carriera di Martin, dai capolavori con i Black Sabbath, ai buoni album scritti da solista...Desta molta curiosità la probabile partecipazione al nuovo disco dei Black Widow, ma anche al suo nuovo disco solista... |
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