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Ozzy Osbourne al BAReddu

Curioso articolo - intervista in forma non convenzionale - su Ozzy Osbourne, di Paolo Madeddu per Rolling Stone.
Rochenroll - Le medie interviste del BAReddu: Ozzy Osbourne
di Paolo Madeddu

L’uomo guardava il pubblico, catatonico, senza saper cosa dire. La gente iniziava a sentirsi in imbarazzo per lui. La donna lo guardò per un istante, e gli disse: “Say rock’n’roll, Ozzy”.

L’uomo fece passare qualche interminabile secondo, poi si chinò verso il microfono:

“Rock’n’roll!”

Il pubblico esplose: “Yeeeeah!”.

Pochi istanti dopo, Ozzy e Sharon Osbourne salutarono il pubblico di Roma, e lasciarono il palco ad altre star venute a ritirare i premi di Mtv.

In questo flash c’è tutto Ozzy Osbourne. Che sì, è quello che ha morso il pipistrello sul palco. Quello che ha sniffato delle formiche vive. Quello che i texani attoniti videro urinare contro Fort Alamo alle 11 del mattino – vestito da donna, nota bene. Altro? Come no: il ragazzo dislessico che trova lavoro al mattatoio, poi decide di andare a rubare negli appartamenti, ma scivola e cade schiacciandosi una vertebra col televisore che stava trasportando, e viene sbattuto in galera. Il tipo che prende i propri gatti a fucilate. L’uomo che un giorno decide che la moglie deve morire, le va incontro, le mette le mani attorno al collo e inizia a stringere. Può bastare? No, naturalmente, non ci basta mai, né a noi, né a lui, perciò chiedete e vi sarà dato: budella di animali gettate al pubblico, teste di colomba staccate a morsi, bibbie bruciate nei corridoi degli alberghi, tentati suicidi a 14 anni e tentati fratricidi a 15, e ovviamente un trionfo di droga, alcool, antidepressivi presi tutti assieme. E ogni volta che qualche fan un po’ mitomane lascia galoppare le sue fantasie e inventa qualche aneddoto ancora più clamoroso che Ozzy non è in grado di smentire (“Non mi ricordo un cazzo, amico, ero sempre fattissimo, può anche darsi che lo abbia fatto”) lui va oltre, come qualche anno fa quando si è distrutto in un incidente mentre guidava un’automobilina da giardino che marciava alla folle velocità di sei chilometri l’ora. Rock’n’roll!

Eppure, Ozzy è anche quello che si illumina ogni volta che si parla dei Beatles, quelli che gli portavano la felicità nel cuore quand’era ragazzo. E’ quello che tuttora, parlando del suo chitarrista Randy Rhoads, abbassa gli occhi e dice “Mi manca tantissimo”, e sono passati tanti anni da quando lo ha visto morire schiantandosi in aereo dopo un’evoluzione di troppo - quella volta che disperato Ozzy corse nella casa cui l’aereo di Rhoads aveva dato fuoco, per salvare la vita al proprietario, sordo, che non si era accorto di nulla. E’ anche quello che ama i suoi figli (“Anche se sono pazzi”, e lo dice lui) e i suoi fans. Quello che se gli chiedi che sogni può avere oggi, risponde: “Io non ho mai sognato, perché non volevo illudermi. Ho sempre pensato che sarei stato un fallito”. Di nuovo: rock’n’roll.

La sorpresa, nel trovarselo davanti a quasi dieci anni dal primo incontro ravvicinato (erano i tempi della reunion dei Black Sabbath) non è indifferente. Parla malissimo come allora, in un inglese quasi privo di consonanti. Ma non trema, accidenti. Quei penosi sussulti parkinsoniani ben noti agli spettatori degli Osbournes sembrano sotto controllo. E il 59enne principe delle tenebre sarà anche tinto, chi lo sa – ma il volto non è invecchiato per nulla. Patto col diavolo?

No, col demonio Ozzy dice di aver rotto ogni sodalizio. Il suo nuovo disco, “Black rain”, è uno dei più tesi e lugubri di sempre, parla di morte e distruzione. Ma Satana non c’entra. I nuovi brani recitano: “La razza umana sta morendo. C’è una bandiera su una cassa da morto. Un altro soldato è andato. Quanti ne dovranno morire ancora?” oppure “Non ci attende nessun futuro”, o ancora “La libertà non è che un’invenzione, e un soldato non è che uno schiavo”. Bene, avrete già capito qual è l’ordinario sabba che turba oggi il vecchio satanasso. Solo che al tempo in cui cantava War pigs lo faceva quasi con divertimento, da folle che si esalta nella follia della guerra. Oggi invece suona davvero preoccupato. “Tu dici? Quando ho inciso queste canzoni ero perfettamente rilassato, è stato piacevole. E non credo siano canzoni politiche. Sono sensazioni personali. Non voglio fare prediche a nessuno. Ho solo il diritto di avere un’opinione”.

Delle due l’una: o sta scherzando, oppure, come ogni tanto vien fatto di ipotizzare, il suo emisfero destro e quello sinistro si sono consensualmente separati, promettendosi di rimanere buoni amici. E’ un sospetto che viene quando gli si fa una domanda e risponde tutt’altro, divaga aggrovigliando le sillabe tra loro, ma sempre con la massima cortesia e lo sguardo attento all’interlocutore. “Va bene, diciamo che può darsi che tutte queste cose siano entrate nella mia musica senza che me ne accorgessi. Perché mi chiedo, che problema ha il genere umano? In tutte le epoche la gente non ha fatto che morire per la religione. Se Dio è uno, ci sono troppe religioni”.

Come presunto satanista, la religione di Ozzy dovrebbe essere quella cristiana, nel bene e – soprattutto - nel male. E’ così? “No, io credo nella natura. Credo nei miei stati d'animo. Non sapevo quanto fosse potente la tv. Ma in ogni casa ce n’è una. E c’è tutta questa gente che ti raccomanda di essere buono, mentre là fuori la gente muore in guerra o muore di fame sul marciapiede, o viene sbudellata in un posto lontano. La guerra è così stupida. Qualcuno ha per caso vinto qualche guerra negli ultimi tempi? Nel secolo appena finito ci sono state più guerre che nei precedenti, e si continuano a costruire armi sempre più devastanti. India, Pakistan, Corea hanno la bomba atomica. E prima o poi è fatale, qualcuno la userà, no? Non credo per motivi religiosi. E’ privo di senso. Non credo che tutto questo sia voluto, non sono uno di quei maniaci delle cospirazioni – cazzo, perché non la piantano? Noi esseri umani siamo malati”.

D’un tratto sono consapevole di essere nel mezzo di una conversazione con Ozzy Osbourne sulle sorti del mondo, e capisco che non posso essere all’altezza. Per citare Blade Runner, lui ha visto cose – ci siamo capiti. Però tra le cose che ha visto, c’è anche George W. Bush, e da vicino, a un ricevimento. Hanno per caso fatto il punto della situazione con la lucidità riconosciuta ad entrambi? “Non ricordo che cazzo ci siamo detti. Ricordo però che mi ha colpito la mancanza di guardie del corpo attorno a lui. Forse si nascondevano bene, forse sono condizionato dal fatto che abbiamo avuto attentati qui in Inghilterra. Ma mi dà l’impressione che non si senta un bersaglio”. Subito, prima di farsi intrappolare in una teoria della cospirazione, parte per la tangente. “Sono stato anche al compleanno della Regina, al concerto - c’erano tutti questi cartelli sul palco che dicevano ‘Non dire parolacce’ ‘Non sputare’ ‘Non fare gesti’. Pensavo fossero per tutti gli artisti, poi quando io ho finito ho visto che li levavano. E’ stato strano, c’era di tutto, c’era Paul McCartney e io non ci stavo dentro. E c’era un pubblico veramente misto, non gli headbangers che sono abituato a vedere all’Ozzfest”.

Già, l’Ozzfest. Un’altra delle grandi idee della moglie, il festival che muove centinaia di migliaia di fans del metallo, e che quest’anno, per ringraziare i fans del debordante successo avuto nel suo primo decennio, sarà gratuito. “Oh, non ne so niente, sa tutto Sharon”. Lo dice in fretta, come se fosse spaventato dall’idea di parlare di qualsiasi aspetto concreto del suo florido impero. La signora Osbourne non è presente all’incontro, ed è anche questa una sorpresa, visto che la sitcom di Mtv ha dato a molti la palpabile impressione che i fili della grande marionetta del rock’n’roll siano saldamente in mano alla vulcanica Sharon Arden, sopravvissuta quanto Ozzy a una gioventù di eccessi, sopravvissuta ad Ozzy nell’episodio dello strangolamento succitato, sopravvissuta a un cancro che le è stato diagnosticato quattro anni fa. Molti fans dei Black Sabbath la odiano; soprattutto molti musicisti la odiano. Le sue liti con gli Iron Maiden o Billy Corgan degli Smashing Pumpkins hanno avuto aspetti di intrattenimento puro; dopo tutto stiamo parlando della donna che per esprimere il proprio disappunto per le dichiarazioni rese durante un’intervista da Tony Iommi, l’uomo che cacciò Ozzy dai Black Sabbath per sostituirlo con Ronnie James Dio, inviò al chitarrista una scatola di Tiffany contenente cacca. Qualche giorno fa Josh Homme dei Queens of the Stone Age ha fatto sapere che non intende esibirsi gratis all’Ozzfest per contribuire alla gloria degli Osbournes. Sharon ha fatto sapere che confida che Josh Homme “prenda l’Aids e il suo uccello del cazzo caschi e sua madre se lo mangi”.

Wow. Eppure, nessun vero fan di Ozzy può odiarla: in fondo, è la donna che ha preso Ozzy e non solo lo ha risollevato artisticamente e finanziariamente quando fu buttato fuori dai Sabbath. Ma ha anche lottato con lui e le sue paranoie, quelle che emblematicamente venivano espresse dall’incipit di quella famosa canzone: “Finished with my woman cause she couldn’t help me with my mind”. E forse le ha vinte, tant’è che Ozzy quella canzone sta pensando di non cantarla più. “Cercherò di non fare più Paranoid, mi ha stancato. Se il pubblico è abbastanza fuori di testa, non se ne accorgerà…” Poi, senza mai incespicare nelle parole (evento raro), dice: “Sono ancora folle, immagino. Ma oggi controllo la mia follia”. In che modo?

“Ho smesso di fumare e bere e drogarmi. Stavo morendo. Fare musica sobrio era durissima. Mi dicevo: ‘Cazzo, sono Ozzy e faccio quello che voglio’. Mi strafacevo ogni singolo giorno.

Mia moglie era riuscita a smettere da un giorno all’altro. Io no. Un giorno mi ha detto: ‘Da quanto siamo sposati?’ E io: ‘Boh, ventiqualcos’anni’. E lei: ‘Se tua moglie fosse una pazza alcolizzata, quanto a lungo staresti con lei?’ ‘Credo due giorni’, ho risposto io. Ecco, le donne hanno un buon modo di prospettarti le situazioni. Ora, ogni giorno ho voglia di bere, ma ogni giorno mi ripeto: ‘Oggi no, magari domani’. Ci ho messo un sacco, ma ho imparato che per uscirne non bisogna aver paura di chiedere aiuto. In passato non chiedevo aiuto perché sapevo che non mi sarebbe piaciuto quel che mi avrebbero detto”.

Dicono che uno dei grossi problemi incontrati dal già provato organismo di Ozzy sia stata la sitcom di Mtv, gli Osbournes, altra idea vincente di Sharon: il medico incaricato di rendere la rockstar presentabile avrebbe in realtà contribuito, con le sue prescrizioni di sedativi, a fornire al pubblico lo strampalato, semifarneticante spettacolo umano per cui alcuni hanno provato pena, altri disgusto, molti altri ancora, invariabilmente, adorazione (“Rock’n’roll!”).

“Io il nostro show non l’ho mai guardato”, dice lui. “Sarebbe stato come riguardare la propria giornata: non lo trovo così interessante. Non lo rifarei. Però la gente mi fermava per strada e mi diceva cose interessanti. A molti è piaciuto come parlavo di droga coi miei figli. Le donne mi dicevano: ‘Ozzy, mio marito è uguale a te’. Non capivo se volevano fargli un complimento o insultarlo. Comunque è stata una specie di esperimento impazzito. Io non sono un telepersonaggio, se qualcuno mi dice ‘Ora entra in scena, e dì buongiorno’, io mi dimentico subito cosa devo dire. Mio figlio mi chiedeva: ‘Papà, ma secondo te, la gente ride di te o ride CON te?’ Non lo so, non posso andare a chiedere a tutti. Ma alla fine salta fuori che è stato lo show più visto su Mtv. Certo non mi piaceva vedere questi tipi della rete ogni mercoledì mattina angosciati, in tensione, e vederli mordersi le mani dicendo ‘0,4% in meno!’ o saltare come pazzi ‘1,3 % in più!’. La gente della tv è veramente schizzata”. E se lo dice lui.

Comunque, un progetto un po’ anomalo lo ha nel cassetto. Da anni vagheggia un musical su Rasputin. “E’ una delle persone che più mi affascinano – beh, studiando la storia, ti ricordi sempre dei cattivi. Una volta ho visto un documentario su di lui sulla BBC e mi sono detto: ‘Cazzo, ma questo era la rockstar del suo tempo’. Non aveva limiti, non c’è niente che non abbia fatto, non gli interessava nessuna regola, nessuna convenzione”. Un principe delle tenebre, dicono. Capisce l’antifona e scuote la testa: “IO non ho mai voluto definirmi il principe delle tenebre, ha fatto tutto la casa discografica per vendere più dischi. Le croci rovesciate sul disco dei Black Sabbath ce le siamo ritrovate dopo, così come quella poesia strana sul retro – ancor oggi non so bene cosa dice. D’altra parte, con un nome come il nostro non è che potevamo presentarci con un sorriso porgendo dei fiori”. Mentre minimizza ancora una volta il suo rapporto con le forze oscure, mima un’espressione da hippy scardinato, e facendolo agita la famosa scritta OZZY tatuata sulle falangi. Meno male che c’è quella, o verrebbe qualche dubbio sull’identità dell’uomo che ho di fronte. Chissà, forse è il più perfetto schizofrenico del mondo, o una specie di golem che si attiva quando sente le parole “Rock’n’roll!” – e allora sì, non ha più limiti e non ha più paura di niente, guarda in faccia 300mila persone infoiatissime e gli grida “Adesso voglio che causate un terremoto, bastardi”, per poi lanciarsi in Iron man. Dopo di che viene disinnescato e non è più il folle, incontrollabile, satanico Ozzman, ma un uomo pacato, forse anche un buon nonno: “Oh, sì, sarà piacevole vedere qualcuno che vomita e si piscia addosso, e non essere io”.

pubblicato da Rolling Stone e su bareddu.it
Commenti (3)

SABBIA ha scritto:

Fantastico sul serio!!! Tanti Complimenti. (Magico Ozzy)
29 ottobre 2009

Daniele ha scritto:

Se non era per me che lo trovavo... :grin :grin :grin

Comunque davvero un bell'articolo, complimenti a Paolo :)
24 maggio 2008

bob ha scritto:

Uno splendido pezzo!
Mi sono proprio divertito a leggerlo! :grin
Grazie mille a Paolo Madeddu per averne concesso la pubblicazione su questo sito!
24 maggio 2008

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