Intervista di Fabio Magliano a Vinnie Appice per Metal Maniac - Giugno 2007
Si scrive "HEAVEN and HELL" ma sì legge "BLACK SABBATH".
Quelli che nei primi anni Ottanta, guidati dietro al microfono dal folletto RONNIE JAMES DIO, diedero vita ad un album storico come quello dal quale oggi la band prende il nome. Una band che torna alla carica con un mastodontico tour mondiale e con un ricco Best Of dall'emblematico titolo di 'BLACK SABBATH: THE DIO YEARS', auspicabile preludio al prossimo, nuovo disco di questi estemporanei Black Sabbath. Per saperne di più Metal Maniac è andato a bussare alla porta del batterista Vinnie Appice...
A volte la vita è proprio strana. Quella che è l'autentica novità dell'estate 2007 (metallicamente parlando), la band in grado di fecalizzare tutte le attenzioni su di sé, di guadagnarsi le prime pagine dei magazine più celebri del Globo e di dare vita a tour completamente sold-out, in realtà è una band che di nuovo ha ben poco, avendo fatto la storia dell'heavy me-tal grazie a piccole gemme del genere e che per semplici, fredde ragioni di copyright non può "liberare" il suo nome in tutta la sua dirompente potenza ed il suo impareggiabile fascino, nascondendosi dietro ad uno "pseudonimo" che molto comunque lascia trasparire riguardo la reale natura della band. Stiamo ovviamente parlando dei Black Sabbath tramutati per l'occasione in Heaven And Hell, furbo escamotage per rendere tributo a quella formazione che, negli anni Ottanta, era guidata dietro al microfono dal piccolo/grande Ronnie James Dio e alla chitarra sfoggiava l'oscuro talento del sempiterno Tony lommi, una line-up scossa da egocentrismi vari e da lotte intestine capace comunque di dare alla luce tre album di grande successo come 'Heaven And Meli', 'Mob Rules' e 'Live Evi!', prima di disgregarsi, ritornare dieci anni più tardi con l'estemporaneo 'Dehumanizer' e perdersi poi nuovamente tra incessanti cambi di li-ne-up. Una formazione che si ricompatta quasi a sorpresa lo scorso anno rubando il nome all'album più celebre del trittico sopracitato, richiamando attorno alla figura del carismatico chitarrista britannico l'ex singer di Elf e Rainbow, lo storico bassista Geezer Butler e il batterista Vinny Appice e intraprendendo un tour mondiale che poterà la band ad esibirsi a giugno anche in Italia al Gods Of Metal, tour preceduto dalla pubblicazione di un ricco Best Of dall'emblematico titolo 'Black Sabbath: The Dio Years', reso ancor più prezioso dalla presenza di tre brani inediti. Preludio alla pubblicazione del nuovo disco di questi Black Sabbath "alternativi"? Abbiamo cercato di farcelo dire da un disponibile Vinny Appice. Vinny, incominciamo questa chiacchierata togliendoci una curiosità: gli Heaven And Hell sono a tutti gli effetti i Black Sabbath attivi nei primi anni Ottanta.
Perché allora avete deciso, per questa reunion, di utilizzare un monicker differente rispetto a quello originale?
"(Vinny Appice) Credo ci siano delle ragioni di copyright su questo nome, però onestamente non mi sarebbe piaciuto presentarmi come Black Sabbath. Voglio dire, dici Black Sabbath e pensi a Ozzy, a 'Paranoia' e 'War Pigs', come vedi basandoti su quel nome la realtà verrebbe fuori travisata. Heaven And Hell rappresenta a pieno quello che siamo, il pericolo di confusione viene spazzato via, la gente ci identifica con un preciso album e con una determinata line-up e venendo al nostro concerto sa per certo a cosa va incontro. E comunque il nome è un dettaglio, perché da come stanno andando le cose nel corso dei primi concerti mi sto rendendo conto che la gente ci sta seguendo a prescindere dal monicker. I biglietti vanno a ruba, le arene si riempiono, l'interesse cresce in continuazione, quindi non nutro certo rimpianti per l'utilizzo o il non utilizzo di un determinato nome."
Inizialmente gli Heaven And Hell comprendevano Bill Ward alla batteria, poi dopo qualche mese Bill ha rinunciato e sei entrato in gioco tu. Come è nata questa collaborazione?
"(Vinny Appice) Ho preso parte a questa reu-nion per un semplice motivo "statistico". Inizialmente infatti questo progetto doveva includere anche Bill Ward, peccato però che, dati alla mano, essendo questo una sorta di "tributo" ai Black Sabbath dell'era Dio, avevo inciso più album io con questa formazione che non Bill. E infatti dopo qualche settimana dalla notizia che Ronnie James Dio sarebbe tornato nei Black Sabbath mi è giunta la chiamata nella quale mi veniva offerta la possibilità di prendere parte a questa avventura. Ovviamente ho accettato al volo e qualche giorno dopo mi trovavo già in studio con loro per incidere i tre inediti poi finiti sul nuovo Best Of. Che dire? La cosa che più mi ha impressionato è stato constatare quanto grande fosse l'interesse attorno a questa band, i primi show sono andati esauriti in pochi minuti e a prendervi parte non erano solo vecchi nostalgici ma anche tanti ragazzi giovani che magari non erano ancora nati negli anni Ottanta, una cosa che mi ha sorpreso molto."
Ti sei chiesto il perché di questo?
(Vinny Appice) "Credo che la ragione di un così forte appeal esercitato dalla nostra musica sulle nuove generazioni vada ricercata nel desiderio dei più giovani di andare a scoprire dove risiedono le radici di quel sound che oggi va per la maggiore, e per farlo cosa c'è di meglio che recarsi direttamente alla fonte? In molta musica moderna sento massiccia l'influenza dei Sabbath, quindi è naturale che nei più giovani, dopo aver sentito parlare dei Black Sabbath, di Ronnie James Dio, e della musica heavy degli anni Ottanta, nasca il desiderio di andare a risentire certi gruppi. Una cosa che mi è piaciuta dei primi concerti è che le vecchie canzoni non vengono riproposte nella versione "lunga carrellata di classici per nostalgici" ma risuonate oggi acquistano ancora più freschezza e brillantezza, quindi pur mantenendo inalterato il loro antico fascino, suonano molto moderne, facendo sì che vengano apprezzate sia da chi ci ha amati negli anni Ottanta, sia da chi si sta avvicinando per la prima volta alla nostra musica. "
ny e Geezer?
(Vinny Appice) "Il primo incontro è avvenuto in modo molto naturale, perché nonostante ci fossero state in passato alcune incomprensioni da un punto di vista musicale tra di noi, umanamente ci siamo sempre stimati tantissimo. E' un po' come in una normale famiglia: ci possono essere discussioni ma queste mai andranno a intaccare i sentimenti. Comunque non nascondo di aver provato una strana sensazione entrando per la prima volta in quegli studi di registrazione: mentre Ronnie cantava la mia mente veniva invasa dai ricordi più disperati, pensieri di esperienze in studio, di avventure on stage... poi quando la ses-sion si è conclusa c'è stato un lungo abbraccio tra me, Ronnie, Tony e Geezer: ecco, quello è stato uno dei momenti più importanti per gli Heaven And He//, perché è stato il momento in cui tutto è realmente ricominciato. "
Come è stato tornare a lavorare in studio con i tuoi vecchi compagni di battaglia?
(Vinny Appice) "L'esperienza in studio la definirei intensa. Ovviamente non avevamo idea di quale atmosfera avremmo trovato una volta chiusi nuovamente in studio a incidere, quindi abbiamo deciso di trovare il giusto equilibrio da noi, lavorando in studio noi quattro e solo noi quattro: la zona era off limits per chiunque, e la cosa ci è stata di grande aiuto perché abbiamo potuto ritrovare con grande naturalezza certe dinamiche e certi equlibri indispensabili per lavorare insieme. Personalmente mi reputo orgoglioso di quanto ottenuto, le nuove canzoni rendono davvero molto, contengono la vera essenza dei Black Sabbath, così pesanti... così oscure... e poi Ronnie canta come non ha mai cantato prima, pur conoscendolo benissimo non ti nascondo che mi sono trovato più volte ad ascoltarlo sorprendendomi della sua forma."
I nuovi brani hanno trovato spazio sulla raccolta 'Black Sabbath: The Dio Years', contenente brani estratti da 'Heaven And Meli', 'Mob Rules', 'Dehumanizer' e 'Live Evil'. Con che criterio avete scelto le canzoni che sarebbero poi finite su questo Best Of?
(Vinny Appice)"La scelta è stata fatta dalla casa discografica insieme alla band. Abbiamo discusso attentamente su quello che era stato il nostro passato e abbiamo cercato di individuare quei momenti che in un modo o nell'altro avrebbero potuto rappresentare a pieno i Black Sabbath dell'era Dio. Quello che più conta per me, sono però i tre brani inediti, e non solo perché rappresentano valore aggiunto per il disco, sono pezzi molto validi, suonano moderni grazie alle innovazioni prodotte negli ultimi anni in fase di incisione, ma lo spirito dei Black Sabbath è sempre lì, in primo piano. Mi piace pensare a questi brani come il giusto punto incontro tra i Sabbath di 'Heaven And Hell" e quelli di 'Dehumanizer'; le idee sono molto valide e anche musicalmente rendiamo tutti al massimo. Sono molto eccitato per questa cosa, diciamo che se avessi dovuto scegliere un biglietto da visita per il mio ritorno sulle scene non avrei potuto scegliere di meglio. "
Onestamente, come ti sei sentito a riascoltare e a risuonare tutti questi classici dopo tanto tempo?
(Vinny Appice)"E' stato come compiere un bel salto a ritroso nel tempo. Erano anni che non suonavo certe canzoni, e quando Ronnie ha iniziato a cantarle è stato incredibile, molto emozionante. Dopo tutto sono brani che conservano in sé il fascino del "classico", e questo fa già sì che ogni volta che ci si trova a suonarle si provino sensazioni molto forti, in più sono song molto energiche, molto heavy, quindi ti danno un'ulteriore scossa di adrenalina."
Inutile dirti che oggi, soprattutto alla luce dei tre inediti contenuti nella recente raccolta degli Heaven And Hell, tutti si aspettano da voi un intero album di inediti. Lo avete già messo in preventivo?
(Vinny Appice)"E chi può dirlo? Avresti mai immaginato che i Black Sabbath sarebbero tornati insieme con Ronnie James Dio alla voce? E invece è accaduto! Quindi è inutile lanciarsi in promesse e proclami, bisogna solo aspettare e vedere cosa succederà. Personalmente credo che molto dipenderà da come andrà il tour e dall'interesse che ci sarà attorno alla band. Una volta fatte le giuste vantazioni si deciderà anche se entrare in studio o proseguire con l'attività live. Quello che c'è di positivo è che ormai con gli anni siamo diventati tutti musicisti esperti e cose che vent'anni fa ci risultavano abbastanza macchinose, oggi ci riescono quasi naturali, quindi se mai dovessimo incidere nuovo materiale non ci perderemmo di certo in un bicchier d'acqua ma dovremmo comporre e registrare tutto in tempi ragionevolmente brevi. Però ripeto, non c'è nulla di pianificato, nessuno sa cosa ha in serbo il futuro per noi."
Lo scorso anno hai compiuto tren-t'anni di carriera musicale. Quale pensi sia ad oggi il punto più alto da te raggiunto, musicalmente parlando?
(Vinny Appice)"Beh, quello che sto vivendo in questo momento è certamente 'un periodo molto felice della mia carriera, perché, come ti ho detto, tutto sta girando alla perfezione e anche il pubblico ha accolto con grande entusiasmo il nostro ritorno, però credo che la mia carriera sia costellata da momenti memorabili. Avere un album certificato disco di platino è una di quelle esperienze che per forza di cose segnerà per sempre il tuo percorso artistico, così come avrà sempre un posto speciale nei tuoi ricordi la partecipazione ad alcuni festival nei quali ti trovavi a suonare davanti ad un oceano di persone, facendoti provare emozioni tortissime e difficilmente descrivibili. E nel mio cuore rimarrà sempre il ricordo del primo concerto tenuto al Madison Square Garden. All'epoca aprivo per gli Aerosmith suonando con la band di Rick Derringer: well, per un musicista questo è il tempio della musica, è un punto di arrivo importantissimo, e poterci suonare, per di più con gli spalti pieni, è una cosa che non si dimentica tanto facilmente. E farlo nuovamente qualche anno più tardi con i Black Sabbath da headliner è stato davvero il massimo, un sogno divenuto realtà."
E il momento che, potendo tornare indietro nel tempo, cancelleresti volentieri dalla tua carriera?
(Vinny Appice)"Mi piace pensare che non esistano dei momenti negativi nella carriera di un musicista, almeno, non ci sono se realmente ami quello che stai facendo. Vedi, se l'unica ragione della tua vita è la musica, è da essa che trai energia e stimoli per andare avanti, quindi poco importa se davanti a te hai centomila persone o cinquanta. Perché tu starai suonando ciò che più ti piace, ed è questa la cosa che più conta, lo sono sempre stato consapevole che il mondo della musica è assolutamente instabile, oggi sei alle stelle ma domani puoi tranquillamente ritrovarti nel fango, quindi ho sempre cercato di vivere il tutto in modo molto razionale, senza eccessivi entusiasmi né rimpianti. Certo, non è stato facile passare dal suonare in grandi festival a concerti su minuscoli palchi come quelli calcati al tempo degli Hollywood Alstarz, però per amore della musica si affronta anche questo e anche ridimensionamenti di questa portata hanno un sapore diverso. "
La tua discografia si compone di circa trenta album, tra band effettive e collaborazioni di prestigio. C'è un disco tra quelli da te realizzati che ha un significato particolare per te?
(Vinny Appice)"Discograficamente parlando sono due gli album che mi hanno segnato, uno è 'Holy Diver', forse il vero capolavoro di Ronnie James Dio; è un disco immortale, penso di aver fatto un ottimo lavoro su quel disco e sapere che ancora oggi c'è gente che lo considera un caposaldo del meta/ non può che inorgoglirmi. Il secondo disco è 'Dehumanizer' dei Black Sabbath: adoro il sound di questo disco, estremamente diretto e potente. Siamo riusciti a creare un suono molto fresco, aggressivo e pesante come mai prima di allora, per me sicuramente uno dei momenti più alti raggiunti in sala di incisione."
I tempo stringe: a giugno sarete headliner del Gods Of Meta! milanese. Cosa ti aspetti da questa data, tenendo anche conto delle tue origini?
(Vinny Appice)"Non voglio apparire scontato, ma non vedo l'ora di suonare in Italia, è un Paese che adoro, mi piace girare tra la gente, incontrare i nostri fans, entrare in contatto con la cultura italiana, scoprire i posti in cui suono... tutta l'estate sarà comunque un'emozione continua in questo senso: saremo in tour per circa cinque settimane, gireremo l'Europa in lungo e in largo e poi ci sposteremo anche in luoghi più esotici come Australia, Giappone, India, Russia e Sud America. C'è molta richiesta per gli Heaven And Hell a testimonianza di quanta sia la voglia di rivederci all'opera dopo venticinque anni di silenzio, e noi siamo ben contenti di dare ai nostri fan ciò che vogliono, lo, poi, adoro suonare e stare ad osservare la reazione della gente davanti a me, vedere come reagisce alla nostra musica e come i diversi tipi di audience partecipano allo show. Ci sono quelli più caldi che partecipano con grande trasporto e coinvolgimento
, e ci sono quelli più calmi e posati... sono comunque certo che la data in Italia sarà sicuramente qualcosa di speciale e dal significato almeno per me tutto particolare. "
Metal Maniac
