BLACK SABBATH - DEHUMANIZER (I.R.S - 1992)
Se i Black Sabbath non avessero fatto
una serie di album più che convincenti con Tony Martin alla voce, paradossalmente
non staremmo a parlare di questo album. I motivi di questa introduzione
si fondano su due presupposti divergenti e concomitanti: i Sabbath,
dopo il periodo nero di metà anni 80, stanno ritornando ad un livello
di grazia con album del calibro di Headless Cross e TYR e incominciano
a ritornare sulla bocca di tutti; Dio, dall'altro lato, sta attraversando
un periodo di flessione artistica e di vendite basse. Il punto di incontro?
Le pressioni della casa discografica sui Sabbath (e, soprattutto, sul
cantante) per partecipare ai festival estivi, cosa possibile unicamente
con un nome grosso alla voce... uno come Dio, per esempio. Tony Martin
se ne va (ma non definitivamente) e al suo posto entra R.J.Dio per una
delle reunion più attese degli anni 90. La prima line up prevedeva
Cozy Powell alla batteria, ma i rapporti tutt'altro che distesi fra
lui e il folletto americano (e un "provvidenziale" infortunio
a cavallo del batterista) hanno portato all'allontanamento del batterista
inglese. Il nome estratto (dopo aver scartato il batterista dei DIO,
ritenuto troppo AC/DC-oriented per i Sabbath) è quello del fido Vinnie
Appice. E la reunion formato Mob Rules è completa. A parte le dichiarazioni
di facciata dei vari componenti dei Black Sabbath (che, in sede di recensione,
non interessano) è il disco a parlare. E lo fa con voce stentorea.
Prima di tutto, non aspettatevi un album sulla scia di Heaven and Hell
e Mob Rules. Dehumanizer è un album duro, secco, freddo e particolarmente
moderno: se si può osare, si potrebbe dire... quasi metal. Il riffing
di Iommi è completamente diverso dalle ultime prove, ma la durezza
delle tracce, le rasoiate elettriche potrebbe rimandare alla mente l'album
Born Again. La fratturazione dei riff è accompagnata, in maniera complementare
e propositiva, dal basso pulsante di Geezer Butler (sempre ottimo il
suo lavoro dietro le quinte) e dalla batteria quadrata di Appice (buona
potenza di tocco, minore sensibilità in fatto di variazioni e finezze,
un "difetto" già riscontrato nelle precedenti prove in studio).
Anche la voce di Dio non è più quella di inizio eighties, non c'è
più la dolce intonazione cullante e sognante, il bardo/il folletto
che parla di re e regine e di ragazze di campagna, qua il singer si
esibisce in una prova arcigna e con tematiche attuali e molto dirette.
Le linee vocali, pur possedendo sempre lo charme tipico di Dio, hanno
perso dolcezza per acquistare asprezza e maggiore incisività (e con
questo cambio di tonalità Dio si è garantito un longevo futuro canoro),
seppur quando arrivano i chorus (e, su Dehumanizer, ce ne sono, NdA)
la Voce si sente e la teatralità sosta dietro l'angolo.
Anche i riferimenti classici dei Sabbath mutano leggermente, pur continuando a macinare il Verbo che loro stessi hanno creato, le innovazioni sono evidenti. Il doom, pur presente, acquista una patina di metallicità e glaciale tensione che non era presente negli album scorsi, mentre sono presenti in maniera massiccia le cavalcate più dirette e potenti. Le finezze si notano e appaiono nella veste di chitarre elettro-acustiche, in rallentamenti malinconici/atmosferici e nella generale capacità di sfruttare varie soluzioni all'interno della stessa canzone.
Seppur album di caratura superiore, Dehumanizer può far alzare qualche sopracciglio in quanto il caldo e bluesy trademark sabbathiano degli album precedenti retrocede a favore di una modernità fagocitante e annichilente. Lo splendore metallico dato dal mixing e dalle distorsioni di Iommi acceca, ma può anche essere caratteristica troppo al di fuori dello "standard" per essere compresa ed accettata di primo acchitto.
Un album nato per una mera questione monetaria da parte della casa discografica, evoluto in una vibrante creatura del XX secolo e, sfortunatamente, morto per un amore/odio mai domato, mai sopito, da parte di Iommi per la creatura iniziale: Iommi-Osbourne-Butler-Ward, in altri termini i Black Sabbath.
Line up:
Tony Iommi - Lead Guitar
Geezer Butler - Bass Ronnie
Ronnie James Dio - Vocals
Vinny Appice - Drums
Geoff Nicholls - Keyboards
Tracklist:
After All (The Dead)
TV Crimes
Letters From Earth
Master of Insanity
Time Machine
Sins of the Father
Too Late
I
Buried Alive
Time Machine (Wayne's World Version) - On US version only
gianluca ozzy osburne
ha scritto:
| anche se preferisco i sabbath dei periodo di osburne questo è un grande album |
vez
ha scritto:
| Direi che è proprio un album metal a tutto tondo. i suoni di chitarra sono molto taglienti e la batteria di Appice in qst disco non mi convince, mi sembra molto secca e piatta, ricordiamoci che eravamo nei '90 e non nei '70!!!! |
paolo giovanelli
ha scritto:
| Album di livello Dehumanizer... cmq. un gradino sotto Heaven & Hell e Mob Rules ... Gli Album con Martin poi sono un caso a parte (... i riff di Tony sono sempre da manuale, ma hanno una produzione sonora troppo artefatta e dal vivo, dove non si possono sovrapporre strati di chitarre e cori, la differenza era troppo consistente per convincere a mio parere). Ero al Monster of Rock a Reggio E. nel 92 ed il suono puro dei Sabbath sia nei grandi classici che nelle songs di Dehumanizer ha dato lezione a tutti (nonostante non apprezzati dalla maggior parte del pubblico che non ha avuto nemmeno il rispetto di chiedere un bis! ... in fondo perchè accorsa x il secondo atto di una delle chine discendenti più patetiche della storia del metal e cioè gli iron maiden di fear of the dark ... ma questa è un'altra storia). Per me cmq. i Black Sabbath sono quelli dal 1970 al 1978 ... non c'è paragone che tenga. |
Tex
ha scritto:
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Grandissimo disco...ma non sono d'accordissimo con quanto detto dal caro Ste! A livello compositivo secondo me non ha nulla da invidiare a "Mob Rules" e "Heaven and Hell"....lo ritengo sicuramente superiore agli ultimi lavori con Martin alla voce...sara' che il sottoscritto non ha mai amato i Sabs dell'era Martin!!! :roll |
Nesci
ha scritto:
| Che dire? Recensione bellissima, e album stupendo (a me piace sicuramente più di Headless Cross e Tyr, mentre con Eternal Idol se la gioca...)... :grin |
sigfrido
ha scritto:
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Gran disco Dehumanizer! Album che però non ho mai apprezzato come altri dischi (mi riferisco in particolare ai grandiosi "Headless Cross" e "Tyr" ma anche ai meno blasonati "Eternal Idol" e Cross Purposes"). Il motivo? Viene a mancare quel calore bluesy cui faceva riferimento Stefano nella sua (ottima) recensione: elemento questo che (secondo me) dona quel qualcosa in più al suono "senza tempo" dei Black Sabbath! Ciononostante, ritengo, che Dehumanizer sia un album che sicuramente non suona datato, e la scelta di ricorrere ad un suono così diverso dalle precedenti pubblicazioni ha fatto si che oggi siamo ancora qui a parlarne, in positivo. Un disco coraggioso come lo furono, in precedenza, "Never Say Die" e "Born Again" |
