Sull'onda del successo del precedente album tributo ai padri fondatori dell'heavy metal, esce il secondo capitolo di Nativity in Black e, sfortunatamente, come tutti i sequel non è all'altezza del precedente.
La cosa, purtroppo, è palese appena si schiaccia play e partono le conosciutissime note di Sweet Leaf e il disappunto (seppur ci siano delle ottime interpretazioni nel mezzo) termina con gli ultimi accordi di Iron Man. Eppure i nomi chiamati a prestare omaggio al quartetto di Birmingham non sono proprio degli sconosciuti, anzi.
Partono i Godsmack e interpretano in maniera molto moderna quel proto-stoner a nome Sweet Leaf. Il riffing di Iommi, caldo e possente come le cose buone di una volta, viene assoggettato ad un lifting modernista (seppur mantenendo la struttura intatta) e il piglio da XX secolo non giova alla canzone quanto ci si sarebbe potuto aspettare, sarà forse il piglio prettamente metal che con i Sabbath non è mai propriamente azzeccato, sarà la pur coraggiosa idea di modificare leggermente la linea vocale, ma si rimane con un pò di malcelato malcontento. Il problema è che si vedrà di molto peggio.
Il basso apre Hole In The Sky ed entrano in gioco i Machine Head, i quali ci mettono violenza sonora, aggressività fisica e una particolare riproposizione della canzone (con un basso iper-accentuato, parti di rarefazione musicale e altre particolarità). Flynn e soci, però, perdono il confronto con un altro gruppo di thrasher che si era cofrontato con questo brano: i Pantera. Discutibile il finale.
Le nuove leve musicali ritornano alla carica ed ecco a voi gli Static-X e Behind The Wall of Sleep. Non potendo soprassedere dal recensire, si può notare come rifare un brano con la propria sensibilità, a volte, sarebbe da evitare. Bocciati e rimandati a settembre, ma solo se incominciano a studiare veramente la materia Black Sabbath. Non serve perdere altro tempo con loro.
Altre giovani leve del metal (System of a Down) e altro pezzo da novanta nella discografia dei Nostri: Snowblind. Dove prima la riproposizione personale è risultata controproducente, la schizofrenia artistica dei System riesce a portare un certo interesse sul brano. Pur variando diverse elementi e assecondando, a forza, il brano ai propri voleri, i System caricano Snowblind di un piglio energico non disprezzabile e il substrato metal esce in maniera poderosa nel riffone cadenzato dopo il chorus. Modernità che abbraccia la storia. Dopo quattro brani non propriamente convincenti, ecco il primo che non dispiace.
Dave Mustaine e i suoi Megadeth ritornano anche in questo disco e portano al grande pubblico uno dei pezzi minori della discografia dei Nostri: Never Say Die! Riproposizione live, con Dave che, incredibilmente, riesce a imitare in maniera più che convincente il vecchio Ozzy e fornisce un'ottima levigatura metal ad un brano profondamente rock'n'roll. L'energia messa dal gruppo americano riesce a resuscitare il brano e lo rende quasi più apprezzabile dell'originale (e qua, si sa, vado incontro alle lamentele dei fan storici, NdA). I Megadeth escono vincitori in entrambe le compilation e perciò non ci si può che complimentare con Dave e soci.
Vincitori della compilation sono sicuramente i Pantera con la loro Electric Funeral. Riproposizione fedele, pesante, oscura e paurosa come da contratto e un ottimo lavoro di chitarra da parte di Dimebag (sempre molto attento a omaggiare i suoi idoli senza storpiare, ma senza perdere personalità) e con Phil Anselmo che canta come non si sentiva da un pò in quegli anni. Peccato solo che sia finita su questa compilation zoppicante e non sulla precedente, molto più coesa e di valore.
I Primus (feat. Ozzy) macellano sonoricamente Bassically e poi si riprendono irrobustendo con linee evidenti di basso N.I.B. Ozzy, nella compilation, è un pò il prezzemolo e si sente che ha la voce che ti aspetti... cioè modificata via computer, ma è bello sentirla cantare da lui. Il brano non dispiace, essendo abbastanza fedele all'originale ma con personalità e originalità non ingombrante e/o fastidiosa. Se si può azzardare, questa NIB dei Primus è un omaggio a Geezer Butler più che ai Black Sabbath in toto.
I padrini del thrash Slayer riprendono la lenta e costringente Hand of Doom, rallentando la loro usuale mattanza sonora per adattarla al tocco doomy di Iommi. Accenni di violenza sonora permangono, con parti di chitarra ficcanti (alcune anche non particolarmente azzeccate, NdA) e batteria martellante, mentre la voce di Araya è un pò anonima, questo bisogna dirlo. Energia ce n'è a iosa, come da tradizione, il brano non dispiace e si guadagna un promosso con buoni voti.
Sicuramente una persona devota ai Sabbath è Max Cavalera, presente sia sulla prima compilation con i Sepultura, sia su questa con il suo nuovo gruppo, i Soulfly (e sempre con un brano dei Sabbath con intermezzo/finale acusticheggiante). Il brano con cui si confrontano è la pesantissima Under The Sun, metro di paragone di ogni band doom che si rispetti. Bene, la botta sonora c'è, l'attitudine più estrema (l'arrembaggio hardcore e il muro sonoro metal) riesce a non stonare e persino il growl di Max ci sta bene come ci stava su Symptom of The Universe. Si storce leggermente il naso per l'aggiunta dei tribalismi di sorta, unicamente perchè totalmente non inerenti nel contesto. A parte qualche particolare, brano di ottima levatura e i Soulfly passano indenni dalle forche caudine.
Hed(pe), cioè il nuovo corso metal (fortunatamente già morto), rifanno Sabbra Cadabra (già ben omaggiata dai Metallica su Garage Inc.). Non perdiamo tempo, brano rifatto in maniera orribile (un incrocio fra uno swing improbabile, un metallozzo da ascensore e uno che si è bruciato con l'acqua della pasta alla voce). Passiamo oltre.
Che i Black Sabbath fossero stoner anzitempo, anzi, meglio, che abbiano dato alla luce anche questa creatura non è neanche da contestare o dubitare e Into The Void ne è forse l'esempio più lampante. Con questa canzone si sono già confrontati gruppi del calibro dei Kyuss (rifacimento spettacolare) e i Soundgarden (ottimo anche il loro), terzo gruppo della lista sono i Monster Magnet che omaggiano i Sabbath su questo Nativity in Black II. La canzone perde di pesantezza, ma aumenta la componente più rock e stonata. I suoni sono pesanti e si incastrano molto più liquidi gli uni negli altri, fornendo una maggiore coesione e magma sonoro rispetto alle altre due versioni. Tocchi di modernità e modifiche personali della canzone la pongono al di fuori dell'occhio di bue del mero rifacimento, ma non aggiungono niente. Two thumbs up, ma niente di più.
Chiude il disco la cover di Iron Man (This Means War) rifatta da Busta Rhymes (Ozzy è nuovamente special guest). Da superare ci sono decisamente un paio di fattori, primo fra tutti il rap al posto del cantato classico e il cambiamento del testo. Se si passa questa cosa si viene investiti da suoni falsi come una moneta da 3 euro. La riproposizione ossessiva del riff base è garantisce riconoscibilità alla canzone, in quanto il mix, che verrà chiamato nu.metal, lascia totalmente con la bocca asciutta. Giudizio impossibile da dare, se il genere piace si va pazzi, se si è anche solo leggermente puristi allora la canzone la cestinate come merita.
Dove il primo Nativity in Black era stato accolto con riverenza in quanto ottimamente suonato, la nuova tendenza, il voler cavalcare l'onda del mainstream (con qualche eccellente eccezione) ha portato a questo sequel e... sinceramente... poteva rimenere nascosto. Da avere unicamente se avete 20 euro che vi avanzano e non trovate niente di meglio da comprare dei Sabbath.
Tracklist:
1. Godsmack - Sweet Leaf
2. Machine Head - Hole in the Sky
3. Static X - Behind the Wall of Sleep
4. System of a Down - Snowblind
5. Megadeth - Never Say Die!
6. Pantera - Electric Funeral
7. Primus (feat. Ozzy Osbourne) - N.I.B.
8. Slayer - Hand of Doom
9. Soulfly - Under The Sun
10. Hed(pe) - Sabbra Cadabra
11. Monster Magnet - Into the Void
11. Busta Rhymes (feat. Ozzy Osbourne) - Iron Man (This Means War)
Nesci
ha scritto:
| Sicuramente non c'è paragone tra questo disco e il suo precedente... Gli unici brani che apprezzo sono: Electric Funeral (ovviamente, la migliore in assoluto), Hand Of Doom, Never Say Die (perché i Megadeth riescono a dare nuova linfa a un pezzo che nella sua versione originale non mi ha mai entusiasmato), e i Into The Void (anche se la prestazione dei Monster Magnet non è neppure lontanamente paragonabile a quella dei Kyuss). Non sono daccordo invece con Stefano su Snowblind, a me l'impronta data al brano dai SOAD non piace per niente (e tagliano l'assolo per di più!). |
sigfrido
ha scritto:
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Non posseggo il disco, ma conosco quasi tutti i brani (tranne quello degli Hed(pe) e dei Monster Magnet)e devo dire che sono abbastanza d'accordo con Stefano sul disco, a dir poco penoso. Si salvano solamente i Pantera (con Electric Funeral),gli Slayer (con Hand Of Doom)i Primus di Les Claypool (NIB)e i Megadeth. Il resto è cestinabile (alcuni episodi sarebbe meglio non commentarli, vedi in particolare Static X e Busta Rhymes. |
