Intervista a Ronnie James Dio per il magazine “Flash” – luglio 1992

Intervista a Ronnie James Dio, a cura di Alex Veratrini per il magazine “FLASH”.

“DISUMANAMENTE GRANDI”SONO TORNATI I BLACK SABBATH, PIÙ OSCURI E DI­SUMANI CHE MAL CON LORO IL “FIGLIOL PRODIGO” RONNIE JAMES DIO, PRONTO A LANCIARE IL GUAN­TO DI SFIDA A CHIUNQUE GLI SI PARI INNANZI.
Potremmo mai immaginare una storia dell’hard rock priva di capolavori come “Rising” ed “On Stage” dei Rainbow o “Heaven And Hell” dei Black Sabbath? No, impossibile! “Lock Up The Wolves”, ultimo capito­lo dei Dio, aveva sconcertato per la mancanza di idee, per il suo incede­re pachidermico, e dopo quel disco era logico chiedersi se R.J. Dio avrebbe potuto riprendersi da quella profonda crisi in cui era caduto. “Dehumanizer” è la risposta al quesito: Ronnie James Dio è tornato in gran forma ed ha ricominciato a far tremare le montagne con la sua me­ravigliosa ed inconfondibile voce. Pochi preziosi minuti di conversazio­ne ci hanno permesso di far luce sul ritorno di questo grande personag­gio.

In “Dehumanizer” hai fornito una prova superlativa, che ha dato vi­ta ad una svolta importante nella tua carriera artistica: nonostante ciò, non temi che la reunion coi Black Sabbath finisca per essere vista come un’operazione com­merciale proprio come era acca­duto qualche anno fa coi Deep Purple?
“No, non lo credo. Questo nuovo al­bum spazza via i primi Black Sabbath e Deep Purple. L’album che ha segnato il ritorno dei Purple è sta­to un ottimo tentativo di mantenere insieme i componenti del gruppo e di suonare buona musica. “Perfect Stranger” è stato il loro sforzo massi­mo. “Dehumanizer” è completamen­te diverso: questo disco è molto ag­gressivo e moderno, e noi non sia­mo tornati insieme per essere una di queste vecchie band rattoppate. Siamo di nuovo qui perché ci sentia­mo in grado di fare un album nel 1992 che sia moderno e brillante come gli album del 1992. Non temo che la gente pensi che siamo tornati per ragioni commerciali, perché que­sto è un grande disco. In tutta since­rità ti dico che se avessimo ricevuto i soldi che hanno preso i Deep Purple per tornare insieme, non avrebbe avuto senso parlare con te, perché avremmo passato il tempo a comprarci case lussuose e automo­bili costose… Ma noi non facciamo ciò per denaro! Abbiamo realizzato questo lavoro perché crediamo in noi stessi”.

Dio E Black Sabbath – Playlist


Poco tempo fa ho letto una tua vecchia intervista in cui affermavi che Cozy Powell è un tuo buon amico. Allora perché avete richia­mato Vinnie Appice per suonare la batteria al posto di Cozy? “Io ho tanti buoni amici, ma nessu­no di loro suona bene la batteria…. Secondo me, Cozy era la persona sbagliata da chiamare in questa band. Ciò non toglie che suoni bene la batteria, anzi, lui è un grande musicista e spero che tra di noi ci sia ancora amicizia. Semplicemente Cozy sarebbe stata la persona sba­gliata per questo gruppo, perché lui non da mai ascolto a nessuno se non a se stesso. Cozy suona in un solo modo: egli ordina a se stesso di sedersi davanti al suo drum-kit e Cozy esegue l’ordine. Lui fa unica­mente ciò che vuole. Quando c’è Cozy, non c’è una band. Ciò che io intendo per band è questo: il batteri­sta da ascolto al bassista; quest’ulti­mo fa la stessa cosa col chitarrista e questi col cantante. Tutti nel gruppo devono sapere cosa sta suc­cedendo. Vinnie suona con la band, Cozy suona per conto suo! Questa è la grande differenza tra loro due. Ripeto, non voglio togliere nulla a Cozy, ma lui era proprio la persona sbagliata nei Black Sabbath, mentre era quella ideale per i Rainbow” (grande, Ronnie, questa è battuta d’una cattiveria galattica! !!/ndKlaus).

Proprio in questi giorni la tua vecchia casa discografica, la Vertigo/Phonogram, ha immesso sul mercato una compilation inti­tolata “The Best Of R.J. Dio”. Ti hanno avvertito di questa opera­zione e cosa ne pensi? “Sì, mi hanno avvertito. Cosa ne penso?
Bene, penso due cose: pri­ma di tutto sono molto contento perché questa compilation significa che avevano abbastanza stima nei miei confronti. Allo stesso tempo ri­tengo che sia stato sbagliato farla u-scire ora che sono di nuovo coi Black Sabbath, perché diventa solo un modo per fare soldi sfruttando il duro lavoro che ho sostenuto in pas­sato. Penso entrambe le cose. Ho sempre mantenuto uno splendido rapporto con la gente della Vertigo, quindi quando mi hanno chiesto di pubblicare la compilation ho detto loro che avevo fiducia in ciò che ave­vano intenzione di fare: sono sempre stati miei amici, perciò sono convin­to che non farebbero niente per dan­neggiarmi. Questa compilation è un buon prodotto, che in fondo non mi crea alcun problema”.

Nella tua carriera hai militato in diversi gruppi: perché hai deciso di tornare nei Black Sabbath e non, invece, di riformare gli Elf o i Rainbow?
“Quando ruppi coi Black Sabbath, dissi che non sarei mai tornato con loro. Ora, ripensandoci, ti assicuro che dissi ciò perché era veramente infuriato. Lasciare la band era stata cosa difficile da digerire per me e quindi le dure parole che usai a quel tempo furono dettate dalla rabbia. Da allora ho riflettuto molto su quel­l’episodio e ho avuto la possibilità di capire che ero felice nei Black Sabbath e quanto, invece, ero infeli­ce nei Rainbow. I Rainbow sono la band con cui non suonerò mai più. Non voglio più avere niente a che fa­re con quelle persone. Quando li la­sciai, i Black Sabbath perlomeno ri­masero fedeli al tipo di gruppo che erano; quando, invece, lasciai i Rainbow, quelli stavano diventando una pop band: mancava l’unione tra i componenti. Quando Blackmore mise in piedi i Rainbow, il nostro proposito era quello di creare una band di hard rock melodico, ma poi la band ha subito continui cambi, e quindi… Non voglio mai più avere a che fare con Ritchie. I Black Sabbath mi piacciono come persone: loro fanno parte della working class pro­prio come me.

Io provengo da una famiglia italiana come Tony e Vinnie. Geezer viene da una famiglia irlande­se e quindi ha una mentalità simile a quella italiana. I nostri genitori han­no sempre lavorato duramente e noi abbiamo imparato da loro. We come from the earth, questa è la cosa più importante per me! Non so mica da dove venissero quelli che stavano nei Rainbow…e comunque tra noi non c’era alcun tipo di feeling. Ecco perché sono tornato nei Black Sabbath e sono così felice”.

Secondo me i Dio hanno iniziato a perdere colpi con l’uscita di “Sacred Heart” e ciò dipende an­che dal fatto che, non avendo tu mai accettato l’intervento di un produttore esterno, i vostri dischi finivano per avere sempre il me­desimo suono. Ho ragione?
“Credo che per me sarebbe facile dirti: “No, Alex, hai torto, non è stata colpa mia”. Come produttore penso di sapere che tipo di suono una band debba avere. Avresti potuto prendere qualsiasi produttore, but­tarlo in mezzo ai Dio dopo “Sacred Heart” e far avere a quella band il suono che voleva lui, ma non sareb­be cambiato niente, perché il produt­tore non crea musica. La musica la creano i musicisti. Io prima di tutto sono stato musicista poi produttore. Non ricordo nessuno che mi abbia criticato come produttore quando uscì “Holy Diver” oppure “The Last In Line”. Di solito un produttore viene criticato quando l’album è un fiasco, ma non penso che sia logico addos­sare le colpe di un insuccesso sul produttore: la colpa è del leader del­la band. Io ho sbagliato nello sceglie­re il sostituto di Vivian Campbell, e cioè Craig Qoldie: lui era un chitarri­sta fantastico, ma lo avevo scelto ra­gionando da musicista, non pensan­do a come si sarebbe inserito nella band. In altre parole, quando non c’è armonia nel gruppo, finisci per suonare un’ happy music. A tutti gli al­tri membri dei Dio non piaceva Craig, e quindi mi hanno creato seri problemi rendendo il lavoro della band molto difficile, e ciò si è rifles­so sulla musica che facevamo. Dopotutto le cose scritte dopo “Sacred Heart” erano buone, il pro­blema era che non si riusciva ad an­dare avanti insieme. Rispetto la tua opinione, ma non credo che il ruolo del produttore sia uno degli elementi principali dello split-up dei Dio. Il motivo fondamentale dello sciogli­mento sono stati gli attriti personali all’interno della band”.
Cosa ne pensi di tutti questi mo­vimenti musicali che affollano il panorama metal?
“Mi piacciono i Faith No More e anco­ra più di loro i King’s X ed i Nirvana. Questi ultimi sono venuti fuori dal nulla e, proprio come quando venne­ro alla ribalta i primi Black Sabbath, la gente dice entusiasta “ascolta que­sto stile, è completamente diverso, it’s great!”. I Nirvana hanno iniziato bene, ma hanno ancora da dimostra­re molto: ti andrebbe di sentire nel loro prossimo album lo stesso suono contenuto in questo? Finirebbero co­me i Def Leppard, le cui canzoni di successo contengono sempre la pa­rola “rock”, la stessa musica e gli stessi titoli. Mi piacciono molto an­che i Soundgarden perché la loro musica è molto aggressiva. Nel mon­do del rock il problema principale è che mancano i posti dove suonare e questo è un fatto grave, perché i gruppi non hanno l’opportunità di venire fuori e di crescere. In questo momento c’è una grande spinta ver­so il blues e tutti vogliono essere i nuovi Led Zeppelin, anche se non sfacciatamente come i Kingdome Come. Comunque preferisco gente tipo i Nirvana perché il loro sound è nuovo e fresco. Ascolto tutte le band di Seattle, anche i Pearl Jam, ma ap­prezzo sopratutto i Metallica per via del loro atteggiamento: loro dicono “non ci importa se la nostra musica ti piace o no, noi la suoniamo”. Questo dovrebbe essere l’unico comportamento dei musicisti: fare musica che viene dal cuore, non quella che gli altri dicono loro di suo­nare. Penso che la scena musicale in generale sia di buon livello, e ultima­mente non ho sentito dischi vera­mente brutti”.

A proposito di dischi, quali sono i tuoi preferiti di Rainbow, Black Sabbath e Dio?
“Nei Rainbow il primo, “Ritchie Blackmore’s Rainbow”. Nei Black Sabbath “Heaven And Hell”, senza dubbio! Tuttavia è difficile dirlo, per­ché il nuovo album non ha avuto an­cora il tempo per dimostrare il valore delle sue canzoni. Per i Dio, “Holy Diver””.

Migliore canzone del nuovo ellepi?
“Quella che in assoluto preferisco è “I”: volevo mostrare a tutti quanto e-ro arrabbiato nel momento in cui l’ho scritta. Posso essere più forte di chiunque, posso fare qualunque co­sa: questa è la mia mentalità e l’ho voluto dire con questa canzone. E poi c’è “Buried Alive” che è una delle song più heavy che abbia mai scrit­to”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *